Ci sono giorni in cui non succede niente e poco prima di andare a dormire mi domando se non siano stati sprecati. Ce ne sono altri invece in cui succede qualcosa che, seppur piccola o apparentemente insignificante, sposta un equilibrio, provoca un cambiamento di direzione. Io li chiamo i ‘balzi evolutivi’; un concetto un po’ darwiniano per giustificare la mia costante lotta contro il demone della Pigrizia. Uno di quei giorni ho deciso di girare la levetta della 5D da foto a video e di passare da immagini still (ferme) a immagini moving (in movimento).

Fino a quel momento avevo sempre guardato con sospetto a coloro che si autonominano videomaker, come ho sempre diffidato di coloro che dicono di sé di essere un artista. Non è solo una questione semantica; lo trovo un atto improprio che vuole definire uno stato con una parola che indica un atto.

Così ho guardato con un po’ di sospetto il display acceso della camera e ho iniziato a visualizzare immagini in movimento, cercando di unire l’esperienza e l’occhio fotografico alle dinamiche tutte nuove delle riprese video. Ci sono sicuramente delle analogie: esposizione, diaframma, ISO, composizione dell’immagine sono elementi comuni, ma poi le strade si allontanano parecchio.

La mia fotografia si compie in gran parte nell’istante dello scatto; lo sviluppo e la post produzione sono azioni correttive, non creative. Vedo, scelgo, scatto. Boom. È un linguaggio preciso e definitivo che fissa il momento. È una specie di piccolo furto.

Con il video è un’altra storia. Il processo è più lungo, salvo eccezioni va provato e riprovato. Va pianificato. Lo sviluppo, la post produzione e il montaggio sono azioni correttive e creative insieme. Per certi aspetti il processo è molto più pesante di quello fotografico, ma anche più articolato. Si possono fare discorsi.

Oggi non potrei fare a meno di nessuno dei due.

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